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La tragedia spezza l’Italia
“Eravamo davanti alla sede. A un certo momento il cielo si è colorato di rosso, è stata una sensazione terribile, fuori da ogni controllo, e si sono sentiti più boati, i vetri e le case tremavano. Ora dobbiamo essere concreti, oggi organizziamo i turni al PD per stare aperti il più possibile perché in queste situazioni c’è bisogno di tutti”.
Adalgisa Mazza, Circolo Darsena PD Viareggio

Tre esplosioni e un incendio enorme hanno squarciato la notte di Viareggio. E’ bastato il deragliamento di un vagone merci carico di GPL per farci contare 16 morti, tra cui quattro bambini, 37 i feriti gravi, di cui 12 gravissimi, un migliaio di persone evacuate. si scava ancora per cercare i dispersi quindi il bilancio è provvisorio. Nel centro di Viareggio sono due le palazzine crollate, mentre altre cinque sono state coinvolte dall’incendio.

I feriti, tra cui molti ustionati, sono stati distribuiti tra gli ospedali di Pisa, Massa Carrara, Firenze, Parma, Roma e Genova.
L’incendio ha fermato le persone nel mezzo delle attività di una sera estiva: all’ospedale Versilia di Viareggio c’è un corpo avvolto dalle fiamme mentre sostava in motorino davanti al semaforo rosso, accanto a quelli di chi sedeva su una panchina della stazione. Il bambino morto mentre era dentro l’auto dei genitori ha una posizione istintivamente rannicchiata per proteggersi dalle fiamme improvvise. Tra le vittime stranieri ed extracomunitari senza parenti in grado di effettuare il riconoscimento
“Ho sentito un esplosione e sono uscito in strada insieme ad altri volontari – ha raccontato un volontario della Croce verde di Viareggio la cui sede è stata travolta dall’incendio – e ci siamo trovati le fiamme di fronte a noi e, purtroppo, un corpo carbonizzato a terra. È stata una scena terrificanti”.

Secondo alcune delle prime testimonianze sembra che il treno sarebbe entrato in stazione con i freni in fiamme. I vigili del fuoco sono giunti in forze sul luogo dell’incidente insieme a carabinieri, polizia, guardia di finanza, personale medico del 118 e volontari della protezione civile.

I testimoni raccontano scene strazianti. Tra di loro Adalgisa Mazza, del circolo Darsena del Pd di Viareggio, che ha scritto stamani al segretario del PD, Dario Franceschini: “Siamo usciti dal Partito che si trova nel centro di Viareggio in Via Regia. L’atmosfera costruttiva e il dibattito ci hanno invitato a stare ancora un po’ tutti insieme davanti alla sede, le persone che passavano erano attratti da tutta quella gente bella, cordiale davanti ad un Partito. Ad un certo momento il cielo si è colorato di rosso (è stata una sensazione terribile perché si è avuta la percezione scientifica che qualche cosa di molto grave stava accadendo e che era fuori da ogni controllo) e si sono sentiti più boati, i vetri e le case tremavano, i miei compagni si sono spostati verso la fonte di luce e mentre il rombo cresceva e la terra sembrava tremare si iniziavano a vedere le fiamme e allora un grido unico: scappate, scappate allontanatevi (io personalmente ho pensato che a poco a poco e con velocità altissima scoppiasse tutto quello che avevo intorno, è stato veramente terribile). A poco a poco si è capito cosa era accaduto. E ora dobbiamo essere concreti.
In questi momenti il nostro Partito ci deve essere: ho sentito oggi il segretario di Federazione dei Giovani democratici Matteo e mi ha detto che oggi alle 17 organizzano i turni per le mense, io ho pensato di organizzare un incontro alle 18.00 per organizzare i turni al Partito e stare aperti il più possibile perchè in queste situazioni c’è bisogno di tutti”.

“Siamo tutti sconcertati dalle proporzioni di questa tragedia ed esprimiamo il nostro piu’ profondo cordoglio e la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime e all’intera citta’ di Viareggio cosi’ gravemente colpita. Si tratta di un fatto dolorosissimo: in segno di lutto il Pd della Toscana ha chiesto alle proprie organizzazioni territoriali di sospendere tutte le iniziative pubbliche per la giornata di oggi’. Così il segretario regionale del Pd della Toscana, Andrea Manciulli, manifesta la solidarietà del PD.

La Procura di Lucca ha aperto un’inchiesta: l’ipotesi di reato dovrebbe essere quella di disastro colposo. Le Ferrovie dello Stato escludono qualsiasi ipotesi di collisione con altri convogli. «Il carro sarebbe deragliato trascinando altri 4 carri – si legge in una nota -. Lo svio avrebbe provocato la fuoriuscita del gas Gpl contenuto nella cisterna che si sarebbe incendiato al di fuori di questa. Non ci sarebbe stata dunque l’esplosione del primo carro cisterna come precedentemente reso noto a causa delle prime indicazioni. Il controllo effettuato sui carri dai tecnici della verifica in partenza da Trecate non aveva evidenziato alcuna anomalia».

I ferrovieri denunciano: «Sono stati sottovalutati i precedenti». E di sottovalutazione parla anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. «I primi riscontri – ha detto Epifani – darebbero ragione ai tanti allarmi lanciati in questi mesi dai sindacati su cui l’azienda aveva reagito tagliando perchè nelle ferrovie c’è un uso di materiali troppo vecchio, ma – ha concluso – aspettiamo di capire bene le cause. È una tragedia enorme».

A Viareggio è giunto il capo della protezione civile Guido Bertolaso e nel primo pomeriggio Silvio Berlusconi che già in mattinata aveva annunciato: “Vado a Viareggio per prendere in mano la situazione”. Appena arrivato sul luogo della tragedia però il premier è stato accolto soprattutto da fischi e da urla: “buffone”. C’erano un centinaio di persone ad accoglierlo, alcuni hanno applaudito la maggior parte non ha gradito la presenza del premier. In città anche i rappresentanti della consulta Trasporti del PD, la cui assemblea in corso a Roma è stata incentrata sull’accaduto. In un comunicato la Consulta ribadisce come “La prontezza della Protezione civile nell’intervenire è qualcosa che fa onore a questo paese”. La consulta indica però le pecche sulla “sicurezza, tema fortemente sottovalutato come dimostra la incomprensibile e drastica riduzione dei finanziamenti, peraltro già decisi, operata dall’attuale governo. Si ripropone l’esigenza di un consolidamento dell’azione dell’Agenzia per la sicurezza ferroviaria, di un intervento generale ed urgente per la messa in sicurezza dell’intera linea ferroviaria, di una modernizzazione ed estensione della rete ferroviaria per le merci e le persone e di un serio controllo dei treni”.

E il PD vuole chiarezza: “Chiediamo che i vertici delle Ferrovie siano ascoltati quanto prima in commissione trasporti per fare piena luce sulla terribile tragedia di Viareggio” affermano il capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta, insieme ai colleghi Silvia Velo e Mario Lovelli.
“Il Governo venga con urgenza a riferire all’aula del Parlamento”, lo afferma Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd. “Negli ultimi mesi”, aggiunge Realacci, “seppur di minore gravità, erano stati segnalati altri incidenti a convogli merci. E’ imprescindibile capire cosa è successo ed intervenire sia sul fonte della prevenzione e del controllo, anche sui treni che provengono dall’estero, sia con un ripensamento ai tagli di fondi sulle ferrovie e sulla sicurezza, incluso il ridimensionamento alle risorse per il Corpo dei Vigili del Fuoco”.
“Sull’accaduto”, conclude Realacci, “è stata anche avanzata la richiesta di un’audizione straordinaria della Commissione Ambiente della Camera per un’audizione ai responsabili della Protezione Civile”.

Insomma, anche in queste ore non si possono lasciare da parte domande che questo incidente ripropone in modo così tragico. “L’interrogativo di fondo e’ se il sistema ferroviario del nostro Paese non sia sempre piu’ spezzato in due sistemi tra loro lontanissimi – spiega il senatore del Pd Roberto Della Seta (Pd), capogruppo in commissione Ambiente – da una parte l’alta velocita’ con alti standards qualitativi su poche e selezionate tratte considerate preminenti dalle strategie aziendali, dall’altra il progressivo abbandono del restante sistema ferroviario italiano, in particolare quello del trasporto merci’.
‘L’Italia – conclude Della Seta – ha bisogno della spina dorsale dell’alta velocita’ ferroviaria ma questo obiettivo non puo’ essere perseguito a danno della sicurezza quotidiana dei cittadini’.

L’Italia ha bisogno di una politica più degna e di un Partito Democratico più credibile. Ha bisogno di un grande partito progressista, casa comune delle culture riformiste ed ecologiste.

Ne ha bisogno subito, per fare fronte ai costi sociali della crisi economica mondiale e preparare la ripresa puntando sull’economia della conoscenza, dell’ambiente, del lavoro di qualità, delle eccellenze territoriali. Ne ha bisogno per il suo futuro, per liberare e valorizzare le sue grandi potenzialità e per superare le arretratezze, gli immobilismi, le ingiustizie, i privilegi che hanno minato in profondità la fiducia dei cittadini in un futuro di miglioramento personale e di progresso sociale: siamo una grande nazione, ma non ci sentiamo quasi più una comunità, mentre crescono individualismi, egoismi, localismi.

Leggi tutto l’appello e firmalo su :  http://www.ilpdchevogliamo.ilcannocchiale.it/

Dal Sito di La Repubblica 

A una settimana dal summit, l’associazione dà i voti alle politiche contro l’effetto serra. Promosse solo Germania, Gran Bretagna e Francia di VALERIO GUALERZI

 

ROMA - Si fanno chiamare “otto grandi”, ma quando si tratta di tagliare le emissioni di CO2 e mettere in campo politiche per contrastare il riscaldamento globale, tanto grandi non lo sono più. E, soprattutto, da otto diventano tre. A una settimana dal G8 in programma a L’Aquila e a poco meno di sei mesi dalla fondamentale scadenza della conferenza Onu sul clima in programma a dicembre a Copenaghen, il Wwf internazionale in collaborazione con Allianz, ha distribuito, come è ormai consuetudine (vedi l’edizione 2008 e 2007), gli “Scorecards”, le pagelle sulle politiche nazionali di contrasto ai cambiamenti climatici.

Il quadro che ne emerge non è affatto rassicurante. A essere promosse, tenendo conto solo del rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica fissati dal timido Protocollo di Kyoto ma non certo di quanto occorrerebbe fare in realtà, sono solo Germania, Gran Bretagna e Francia. Bocciate, per ragioni diverse, Italia, Stati Uniti, Giappone, Russia e Canada. Molto meglio invece, soprattutto per gli impegni messi in campo, i paesi emergenti, dal Sudafrica alla Cina, dal Messico all’India, che si stanno dando tutti attivamente da fare per rallentare le future emissioni di gas serra.

“Prime della classe – si legge nel rapporto allegato agli Scorecards 2009 – sono Germania, Regno Unito e Francia, che hanno già raggiunto i rispettivi obiettivi nazionali per il Protocollo di Kyoto. L’Italia resta ferma al quarto posto per il terzo anno consecutivo, collocandosi a un livello intermedio insieme al Giappone”. Il nostro paese galleggia a metà classifica grazie a consumi energetici non particolarmente elevati che una politica inetta e indecisa, fatta di provvedimenti disorganici e spesso contraddittori, non riesce però a ridurre ulteriormente, abbassandoli ad un livello di sostenibilita. Anche se, come ribadisce uno studio commissionato appositamente dal Wwf alla società Ecofys in vista del G8, all’Italia costerebbe davvero poco (4 miliardi di euro l’anno, lo 0,2% del Pil) per tagliare del 30% le emissioni entro il 2020.

Ancora più indietro restano il Canada, la Russia e gli Usa, anche se questi ultimi, grazie alle iniziative pianificate o annunciate dell’amministrazione Obama, hanno comunque guadagnato una posizione in classifica rispetto all’ultimo posto dell’anno scorso. La sterzata di Washington, per quanto decisa in extremis, alimenta però grandi speranze per il futuro, grazie alle fondamentali ricadute positive che la ritrovata leadership americana può mettere in moto. “La prima, vera azione da parte dei paesi del G8 – ricorda Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del Wwf Italia – deve essere l’esempio, non si può chiedere agli altri quello che non si è (o non si è stati) capaci di fare in casa propria, quando i cambiamenti climatici sono il prodotto della nostra industrializzazione”.

Per questo il Wwf in vista del summit dell’Aquila chiede ai paesi del G8 di assumere una guida effettiva, “affrontando le questioni ambientali contestualmente con quelle economiche”. “Stabilità globale, pace e benessere – sottolinea l’associazione – possono essere raggiunte solo grazie a un ambiente sano e sicuro. Per questo il cambiamento climatico deve diventare parte integrale dei negoziati sulle misure finanziarie, le opportunità di lavoro e gli investimenti”.

 

 

(ANSA) – ROMA, 30 GIU – ”Grazie al Pd, stop alle lampadine a incandescenza e agli elettrodomestici piu’ inquinanti”, afferma Ermete Realacci, Responsabile Ambiente del Pd commentando l’ approvazione da parte dell’aula del Parlamento di due emendamenti presentati dal Pd che reintroducevano lo stop alla produzione entro il 2010 e 2011 delle lampadine tradizionali e degli elettrodomestici piu’ ‘energivori’, precedentemente cancellato dalla maggioranza. ”Con l’approvazione dei due emendamenti presentati dal Partito Democratico si e’ fermato un ennesimo passo indietro che il Governo aveva commesso nei confronti di politiche a favore dell’ambiente, dell’innovazione, dell’efficienza e del risparmio energetico”, aggiunge Realacci. ”E’ una bella notizia sicuramente per l’ambiente e per le politiche di contenimento dei gas serra, basti pensare che dalla sola sostituzione delle lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo e’ possibile ottenere un risparmio energetico pari a quello di una centrale nucleare da 100 megawatt. Ma e’ anche un modo per favorire l’industria italiana, molto avanzata in questi settori, e un’ opportunita’ di rilanciare l’economia proprio a partire dai settori verdi”. (ANSA). DIR
30/06/2009 17:50

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Con piacere segnaliamo l’uscita del XII numero del nostro giornalino online “La Garzetta”.

IN QUESTO NUMERO: “SPECIALE ELEZIONI” !!!

Vi invitiamo a leggere e inviare commenti a info.ecodem@gmail.com o sul Forum, e soprattutto a mandarci le vostre idee.

La redazione

10 giugno 2009, in Rassegna stampa
Poche storie, abbiamo perso le elezioni. Il Pd è sotto di 4 milioni di voti rispetto al risultato di dodici mesi fa, rimane il primo partito solo in due regioni su venti, è sconfitto in un discreto numero di province e comuni dove il centrodestra non governava da lungo tempo. Questo dato negativo si accompagna con una seconda evidenza, essa invece incoraggiante: il fallimento dei propositi berlusconiani di ottenere dal voto un plebiscito personale.
Il duplice segno dell’esito elettorale espone il nostro partito ad un grande rischio: che la soddisfazione per il mancato sfondamento del Pdl, in sé più che legittima, ci faccia trascurare o peggio rimuovere quell’altra verità: dopo un anno di governo e malgrado l’insufficienza delle risposte anti-crisi e le cadute di prestigio e d’immagine del premier, il centrodestra non perde consensi (in percentuale), mentre nel campo della vecchia Unione il Pd s’indebolisce a vantaggio sia dell’Italia dei Valori che delle sinistre radicali. Il progetto del Partito democratico è in crisi, la nostra “vocazione maggioritaria” vacilla persino nelle tradizionali roccaforti della sinistra italiana. O la discussione in vista del congresso prenderà di petto questa difficoltà innegabile oppure la crisi si avviterà in un precoce, inarrestabile declino di quella che è stata e che resta una grande speranza: dare vita in Italia ad un forte, moderno partito riformista.
Una lettura pure approssimativa del voto europeo può aiutare, intanto, a capire quale strada debba imboccare il Pd. Il centrosinistra è in difficoltà quasi dappertutto, il centrosinistra è sempre meno socialista. Sono queste le due principali costanti del risultato elettorale in Europa. Nel nuovo Parlamento di Strasburgo le forze catalogabili di centrosinistra peseranno un po’ meno sul totale, e parecchio di meno peseranno i socialisti: anzi, per la prima volta il campo riformista non vedrà una netta maggioranza socialista (circa 160 i parlamentari socialisti, più di 150 tra verdi, liberaldemocratici e democratici italiani). Le due tendenze sono tra loro intrecciate: i partiti socialisti faticano a rimanere competitivi come forze maggioritarie d’alternativa ai conservatori, e in molti casi una quota crescente di elettori sceglie offerte riformiste che si collocano al di fuori della storia e dell’identità socialista. E’ così in Francia, dove Europe-Ecologie di Cohn-Bendit con il suo clamoroso 16% da una parte e il Modem di Bayrou (sebbene in flessione) dall’altra conquistano più voti del Partito socialista. E’ così in Germania, con i Verdi che ritornano ai loro massimi storici. E’ così in Gran Bretagna, dove Verdi e Liberali ottengono insieme più seggi dei Laburisti.
Naturalmente ognuna di queste situazioni ha cause in parte specifiche, legate ai singoli contesti nazionali, ma non c’è dubbio che tutte quante rispondano anche a una dinamica generale. Nell’Europa del XXI secolo l’equazione “socialista uguale riformista” – lo ricordava ieri questo giornale – non vale più. Perché ci sono problemi e temi nuovi – l’ambiente, la necessità di passare dal welfare dell’egualitarismo a quello delle pari opportunità, la frammentazione sociale, oggi una crisi economica di sistema che chiede risposte originali – i quali mettono duramente alla prova, e più di una volta mettono in crisi, l’abito mentale della tradizione socialista.
Il Partito democratico ha l’occasione storica di guidare la ricerca e la costruzione di un riformismo calato nello spirito dei tempi. Non è un partito socialista, non hanno una storia socialista (con rare eccezioni) la sua base, i suoi quadri, i suoi dirigenti. E questo che per lungo tempo è parso un punto debole del riformismo italiano, ora può essere la sua forza, il suo principale valore aggiunto. Può consentirgli, per esempio, di innalzare la bandiera dell’ambientalismo politico, in Italia resa inservibile dal minoritarismo dei nostri Verdi ma che in Europa, nel mondo – Obama docet – non è mai stata così essenziale ad un progetto riformista popolare e vincente. L’ambiente è un territorio cruciale per dare nuovo slancio, nuovo respiro, nuova freschezza al segreto del successo di ogni riformismo: offrire la politica come mezzo per migliorare la vita di ciascuno e anche, però, per migliorare il mondo, per renderlo più giusto. L’ambiente come “green revolution”, per creare sviluppo e al tempo stesso scongiurare il collasso climatico; l’ambiente come radicamento degli individui e delle comunità nei loro “luoghi”; l’ambiente come metafora delle risorse più preziose su cui l’Italia può contare, dal paesaggio all’alta qualità umana e territoriale che dà alimento al “made in Italy”: risorse largamente immateriali e perciò stesso “ecologiche.
Insomma, rispetto alla gran parte dei partiti riformisti europei il Pd è molto più libero di dare forma e corpo a un’identità riformista mescolata e rinnovata, perché ha molto meno da perdere del suo passato. Ma deve decidere in fretta che questa sia la sua rotta, prima che una pigra inerzia lo sospinga a costruirsi come condominio di due vicende storiche – la neo-comunista, la cattolico- democratica – certamente nobili e ricche e però ancora più statiche, più sclerotiche di quella del socialismo europeo. Serve insomma un Partito democratico fedele alla sua ispirazione originaria di rottura, di “rivoluzione” degli equilibri pre-esistenti nel campo progressista; un partito non di ex, non di reduci e nostalgici, un partito che trovi finalmente il coraggio di assomigliare – nei suoi gruppi dirigenti, nei suoi amministratori – agli oltre tre milioni di cittadini che meno di due anni fa votarono per la sua nascita e che in grande maggioranza non si sentivano né post-comunisti né post-democristiani.
Questa è la vera posta in gioco del congresso. Convincere noi stessi di essere nati per dare corpo a una grande forza riformista come l’Italia non ha mai avuto, una forza con i piedi, la testa e il cuore nel presente e nel futuro. E darci una leadership – magari di storia non democristiana e non comunista: perché non ambientalista? – che sia all’altezza del compito e sufficientemente forte nell’investitura per liberarsi dal controllo soffocante di capicorrente e capibastone. Solo così il Partito democratico potrà diventare agli occhi degli italiani un’alternativa credibile alla destra più inquietante, ma anche più popolare, che ci sia in Europa.

Roberto Della Seta
Francesco Ferrante

L’impianto proposto di potenza complessiva pari a 1,5 kWp è destinato principalmente ad utenti domestici con consumi elettrici contenuti, indicativamente pari a 2000 kWh equivalenti ad una spesa annua di circa 350 €.
Per questo tipo d’impianto occorrono solamente 12mq circa di tetto purchè i moduli fotovoltaici vengano opportunamente orientati verso sud e risultino privi di significativi ombreggiamenti.

Cosa include l’offerta?
L’impianto offerto è composto da materiali forniti da partner selezionati e qualificati secondo rigorose procedure stabilite da Enel, ciò al fine di garantire la massima qualità dei componenti.
L’installazione è assicurata dalla rete di installatori qualificati Enel.si e include i seguenti materiali:
• moduli fotovoltaici in silicio cristallino;
• inverter monofase abilitato al collegamento in rete;
• struttura in alluminio per fissare i moduli;
• tutti gli accessori e i componenti necessari al completamento dell’impianto.

Quanto costa l’impianto?
L’impianto, per installazioni standard, viene proposto da Enel.si al prezzo, chiavi in mano, di 9500,00 € (IVA inclusa).
Questo importo comprende anche la predisposizione delle domande al G.S.E. Spa (Tariffa incentivante e Scambio sul Posto) e al Gestore Locale per la connessione dell’impianto.
Non sono compresi oneri ed adempimenti per la richiesta delle autorizzazioni amministrative ai fini dell’installazione dell’impianto.
Per condizioni standard di montaggio si intende un’installazione a terra o su tetto a falda/tetto piano in retrofit, ovvero senza la sostituzione di componenti strutturali e/o edili purché per l’installazione stessa non sia necessario il montaggio di ponteggi, l’uso di cestelli elevatori, di gru o di altre apparecchiature di sollevamento speciali. Non sono comprese le opere civili in genere e la verifica di stabilità strutturale degli stabili con l’impianto fotovoltaico installato e con i carichi accidentali di riferimento del sito (neve, vento, ecc.).

I benefici economici dell’impianto
In Italia è attivo un meccanismo di incentivazione, definito “Conto Energia”, per la produzione di energia elettrica mediante impianti fotovoltaici. Lo Stato riconosce, per 20 anni, ai cittadini e alle aziende proprietarie di impianti fotovoltaici un contributo per tutta la produzione di energia elettrica.
All’incentivo statale in “Conto Energia” si aggiungono i vantaggi dovuti al meccanismo di Scambio sul Posto. Per maggiori approfondimenti consulta la Guida al fotovoltaico di Enel.si.
Per valutare la convenienza di un impianto fotovoltaico è importante calcolare il Tempo di Ritorno dell’investimento, che è il tempo che occorre per ripagare l’investimento stesso, e il Tasso Interno di Rendimento, definito come un indice di redditività. Questi indicatori dipendono ovviamente dalla zona di installazione dell’impianto.
In ogni caso i Tassi Interni di rendimento degli impianti fotovoltaici sono sempre superiori ai normali tassi di rendimento degli investimenti in titoli di stato (BOT, BTP, CCT) che sono al 3-4%.
Enel.si propone un finanziamento senza acconto e pagamento in 10 anni con rate mensili di importo costante (finanziamento a tasso fisso) e prima rata a 6 mesi dall’erogazione.
Di seguito è prospettata una soluzione con il finanziamento dell’impianto ipotizzando un sito con producibilità media annua pari a 1500 kWh/kWp (Sud Italia in condizioni di irraggiamento ottimali) e installazione che rispetti la parziale integrazione dell’impianto (secondo le disposizioni del DM del 19/2/2007).

Risultati economici kit Enel.si 1,5 kWp
Energia prodotta/anno [kWh] 2250
Ricavo annuo da Conto Energia € 970,00
Risparmio annuo fornitura energia (Scambio sul Posto) € 405,00
Totale beneficio annuo € 1.375,00

Caso di Finanziamento a 10 anni:
TAN 6,10% – TAEG 6,33 % – Prima rata a 6 mesi
Importo rata mensile (totale 115 rate): € 112,50
Importo annuo finanziamento: € 1.350,00

Tempo ritorno attualizzato dell’ investimento [anni] 7
Tasso interno di rendimento 14%

In queste condizioni pertanto gli oneri del finanziamento sono coperti per il 100% dagli introiti del “Conto Energia” e dai benefici dello Scambio sul Posto.

Versione PLUS
L’impianto fotovoltaico proposto da 1,5 kWp può essere fornito anche in versione PLUS.
L’impianto in versione PLUS, per installazioni standard, chiavi in mano, costa 10390,00 € (IVA inclusa).
La versione PLUS include tutto quello che è previsto nella versione base più un sistema di monitoraggio locale dell’impianto, un servizio di assistenza in caso di guasti o malfunzionamenti dell’impianto e la manutenzione ordinaria dello stesso per 5 anni dalla data di attivazione. Le operazioni di manutenzione ordinaria sull’impianto fotovoltaico consistono essenzialmente nelle seguenti attività da svolgere una volta l’anno: ispezione visiva dei moduli FV, ispezione dei quadri di campo (cassette di parallelo e quadri in corrente continua), verifica della funzionalità di eventuali diodi di blocco delle stringhe presenti sull’impianto, verifica dell’isolamento delle stringhe FV, verifica del funzionamento elettrico delle stringhe, verifica della continuità elettrica, verifica del distacco dell’inverter per mancanza di rete.
Le condizioni di installazione standard sono le stesse della versione base.

Cosa fare per realizzare l’impianto
Se vuoi realizzare il tuo impianto recati presso un affiliato alla nostra rete in franchising o compila il form dopo esserti registrato e sarai contattato dall’affiliato Enel.si della tua zona.

 

9 giugno 2009, in Comunicati stampa

“Tira un vento di destra, in Europa. Mentre negli Usa, con Obama, ha vinto la speranza suscitata da una visione nuova del mondo, in Europa i sentimenti di paura e di insicurezza accentuati dalla crisi premiano la destra: ancora troppo debole l’integrazione politica ed istituzionale dell’Ue, ancora troppo poco innovativo il profilo dei partiti progressisti”: questo il commento di Fabrizio Vigni, presidente nazionale degli Ecodem sulla tornata elettorale.

“Le difficoltà di partiti riformisti di antica tradizione ed il positivo risultato di forze ambientaliste che hanno sviluppato una cultura non fondamentalista, come in Francia ed in Germania – continua Fabrizio Vigni –, confermano la necessità di costruire un nuovo campo dei socialisti e dei democratici, oltre gli schemi del passato, che includa il meglio della cultura ecologista e faccia della green economy la leva per uscire dalla crisi”.

“La buona notizia, per l’Italia, è che gli elettori hanno fermato il rischio di uno strapotere di Berlusconi. Il risultato del Pd ci incoraggia ad andare avanti – conclude il presidente Ecodem –, ad accelerare la costruzione di un partito davvero nuovo, che getti alle ortiche litigi interni e degenerazioni correntizie. Le ragioni per cui abbiamo dato vita al Partito Democratico sono più che mai attuali: senza un nuovo pensiero politico, che abbia in una moderna cultura ecologista un solido ancoraggio, non si costruisce un’alternativa di governo alla destra né si vincono le sfide del nuovo secolo”.

Dopo i ballottaggi del 21 giugno, “il Pd comincera’ un percorso congressuale che dovra’ essere trasparente, virtuoso, non segnato da litigiosita’”. Lo sostiene il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, in un’intervista al Tg3.
“I risultati non arrivano subito – aggiunge Franceschini – noi siamo all’inizio di un lungo cammino e come tutti i piu’ grandi partiti attraverseremo vittorie e sconfitte, ma non ci fermeremo e soprattutto non ripeteremo gli errori del passato.
Ci sara’ un confronto virtuoso di idee, ma mai piu’ – assicura – una litigiosita’ fine a se stessa”.

2009-06-03_03062009630Il 5 Giugno in occasione della Giornata Mondiale dell’ Ambiente i Lions Clubs di Ravenna hanno organizzato due significative iniziative sull’ ambiente coerenti con il Tema nazionale di discussione dell’ anno 2009 ” Ambiente  ed Energie Rinnovabili “.

La prima iniziativa si è svolta  al mattino presso l’ Istituto tecnico Commerciale G. Ginanni di Ravenna  con la consegna di una borsa di Studio del valore di 500,00 euro agli Studenti e agli Insegnati delle Classi II D II E e III B quale riconoscimento per i lavori realizzati sul tema                   ” Ambiente ed Energie Rinnovabili “

La seconda iniziativa è stata altrettanto innovativa: combinando insieme l’impegno ambientale con il tradizionale impegno solidaristico i quattro Lions di Ravenna inisieme ad altre Associazioni hanno inaugurato un impianto solare termico donato, anche grazie alla collaborazione della Ditta Buderus, alla Fondazione ” Dopo di Noi “, impianto che è stato installato sul tetto della struttura sociale di Torri di Mezzano di proprietà del Comune di Ravenna e che fornirà acqua calda per gli ospiti della struttura.
All’inaugurazione che si è tenuta a Torri  sono intervenuti  oltre ai Rappresentanti dei Lions fra cui il Governatore del Distretto 108 A Achille Ginnetti, il presidente  della Fondazione ” Dopo di Noi “ Sergio Mazzotti e  il Sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci.

 

Franceschini in Toscana rilancia le proposte ambientali dei democratici

“Ogni paese nella globalizzazione deve investire su ciò che lo rende unico, quindi l’Italia, per come è fatta, deve investire sulla Green economy, l’economia verde”.

Prima un salto sul tetto di un palazzo tra i pannelli solari poi l’invito al governo a occuparsi delle energie rinnovabili. Insomma dopo i rifiuti e ild egrado siciliano la possibile rinascita dell’Italia. Il leader del Pd ne ha parlato dopo aver visitato l’impianto fotovoltaico del comune toscan di Capannorio, considerato uno dei più avanzati del suo genere.
“Noi del Pd – ha detto – da mesi stiamo promuovendo un grande piano di investimenti in questo settore, un piano in particolare per investimenti negli edifici pubblici, come ospedali, scuole, altri palazzi di uso pubblico e così via, affinchè siano fatti investimenti sostenuti dallo Stato. Questo è un modo perchè la pubblica amministrazione dia il buon esempio sul fronte dell’energia rinnovabile e del risparmio energetico, e anche una modalità concreta per rilanciare questo comparto dell’economia. Dovunque sto andando in questi giorni sto trovando energia positiva, quella degli italiani che hanno voglia di uscire dalla crisi. Donne e uomini che mi raccontano le loro difficoltà ma che chiedono al governo che non giri la testa dall’altra parte”.

(ANSA) – ROMA – Il 60% degli italiani e’ contrario al nucleare, per quasi sette cittadini su 10 e’ pericoloso. Mentre le fonti alternative piacciono a otto italiani su 10: il 75% vorrebbe che l’energia fosse prodotta da solare e fotovoltaico. In generale, le questioni ambientali preoccupano il 68,7% dei cittadini, piu’ del rischio terrorismo e guerre al 22,1% e del problema casa al 4,9%. Questa la fotografia di una ricerca di Lorien Consulting e del mensile ‘La nuova ecologia’, presentata questa mattina a Roma al forum ‘Qualenergia’, iniziativa promossa da Legambiente e da Kyoto Club con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e del ministero dello Sviluppo economico. Per avere energia pulita, il 57% degli italiani e’ disposto a pagare di piu’. Il nucleare, al contrario, e’ definita un’energia cara e pericolosa dalla stragrande maggioranza, e soltanto il 14% lo preferisce, ma esprime dubbi all’ipotesi di abitare vicino ad una centrale o ad un deposito di scorie radioattive. Dal sondaggio risulta che i giovani sono piu’ preoccupati per il futuro dell’ambiente. ”Qualificazione energetica, risparmio di Co2 e nuove tecnologie sono – rileva il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – le tre leve su cui deve puntare l’Italia”.
27/05/2009 14:12

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“Il centrodestra ha incentrato la sua campagna elettorale alle Politiche sull’emergenza rifiuti in Campania perchè lì governiamo noi, mentre viene ignorata la situazione in Sicilia perché governa qualcun altro. Non vogliamo strumentalizzare, ma è giusto che gli italiani sappiano qual è la situazione anche a Palermo”. E’ diretta a Silvio Berlusconi e ai media italiani l’attacco di Dario Franceschini. Il segretario del Pd, a Palermo per la campagna elettorale in vista delle Europee, si è recato questa mattina nel mercatino degli ambulanti in via Giotto per incontrare i cittadini. E tra gli altri argomenti, Franceschini ha affrontato il problema dei rifiuti in città: “Vediamo tutti che la situazione di Palermo è peggiore di quella Napoli. Ho girato per le strade di Palermo, ho visto una drammatica emergenza rifiuti: sono stanco delle falsità politiche. Su questa situazione è scesa una cappa di silenzio perché siamo in una regione ed in una città amministrate dalla destra, mentre l’anno scorso è stata fatta tutta una campagna elettorale sull’emergenza rifiuti a Napoli”. Già perchè Palermo è invasa dai rifiuti. In tutta la città, da via Libertà a Brancaccio, da piazza Verdi a Bonagia è emergenza igienica con i cassonetti pieni da giorni. Stanotte decine di contenitori, in diversi quartieri del capoluogo, sono stati incendiati da ignoti. Le fiamme sono state poi spente dai vigili del fuoco. La foto di copertina tratta dalla prima pagina de La Sicilia, edizione di Palermo, che pubblichiamo (alleghiamo il PDF dell’intera pagina)sono una piccola parte di quello che da giorni succede nella città: i cassonetti non vengono svuotati, l’amministrazione di centrodestra non fa nulla e la città scoppia. Per questo sul nostro account Flickr abbiamo aperto il set “Emergenza rifiuti palermo” con le foto da tutta palermo, chiunque volesse aggiungerne le invii a redazione@pdnetwork.it.

Bologna – Più risorse assegnate dalla Regione per treni e autobus. Crescita, in parallelo, dei servizi di trasporto pubblico locale e del numero dei passeggeri delle ferrovie regionali. Sono, in sintesi, alcuni aspetti che emergono dal Rapporto annuale di monitoraggio della mobilità e del trasporto in Emilia-Romagna (2009).

Nel periodo compreso tra il 2001 e il 2008, all’aumento complessivo dei volumi di servizio hanno contribuito tutti i settori esaminati: l’autofiloviario (+8%), il ferroviario, per quanto riguarda i servizi distribuiti da Trenitalia (con un +10%), mentre l’incremento dei servizi delle ferrovie regionali è del 17%, con un’incidenza significativa (+11%) registrata nel corso degli ultimi anni, legata essenzialmente alla riattivazione della linea Bologna-Vignola.

“Siamo l’unica Regione che sta dentro al processo di liberalizzazione – ha sottolineato l’assessore Alfredo Peri, presentando oggi il Rapporto 2009 alla Commissione consiliare Territorio, ambiente, mobilità – . Abbiamo fatto la gara per l’affidamento dei servizi ferroviari regionali, che ha portato alla sottoscrizione di un unico contratto per tutti i servizi di competenza della Regione Emilia-Romagna; per noi, liberalizzazione significa un aumento di efficienza e qualità”. Peri ha poi sottolineato come l’edizione 2009 del Rapporto di monitoraggio, nato nel 2002, si sia arricchita di nuovi contenuti “estendendosi a tutti gli ambiti del trasporto e della mobilità. Uno strumento importante – ha concluso l’assessore – per aiutare la comprensione delle tendenze in atto nel settore dei trasporti”.

I finanziamenti: contributi di esercizio e investimenti

Per quanto riguarda i cosiddetti “contributi di esercizio”, che la Regione eroga alle aziende per il funzionamento dei servizi di trasporto pubblico locale, negli ultimi sette anni sono aumentati complessivamente di 58 milioni (+19%), passando dai 295 milioni di euro del 2001 ai circa 353 milioni del 2007. Nel 2008, la cifra supera i 381 milioni di euro: vi rientrano i 51 milioni di risorse regionali aggiuntive, che derivano dalla compartecipazione alle accise sul gasolio (in applicazione della Finanziaria 2007). Per il 2009 diventano 60 milioni, per il 2010 toccano quota 76 milioni.

Per il capitolo degli investimenti, superano i 400 milioni di euro le risorse destinate dalla Regione al settore ferroviario nel periodo 2007-2013. Risorse per l’acquisto di nuovo materiale rotabile (circa la metà della cifra complessiva), per l’ammodernamento delle infrastrutture e l’incremento delle condizioni di sicurezza sulle linee. Per il triennio 2008-2010, l’investimento della Regione per contribuire all’acquisto di nuovi autobus e filobus è di circa 34 milioni di euro.

L’andamento dei servizi

Più servizi garantiti da autobus e filobus (+8%) tra il 2001 e il 2008 e dalle ferrovie (+10%, per quanto riguarda i servizi offerti da Trenitalia) e dalle ferrovie regionali (+17%) tra il 2001 e il 2007: sono le percentuali di crescita dei volumi di servizio di trasporto erogati in Emilia-Romagna. Nel settore della gomma si è passati dai circa 108 milioni di chilometri percorsi complessivamente dal parco mezzi nel 2001 ai 116,7 del 2007; cifra, quest’ultima, sostanzialmente confermata nel 2008 (116,8 milioni di chilometri). Per quanto riguarda il ferro i 12,27 milioni di chilometri percorsi da Trenitalia nel 2001 sono aumentati progressivamente fino a raggiungere quota 13,48 del 2007, mentre i 2,34 milioni di chilometri fatti dai treni delle ferrovie regionali nel 2001 sono diventati 2,73 del 2007. Per il settore ferroviario i dati disponibili – consolidati – arrivano al 2007; per l’anno successivo la situazione è più complessa, perché articolata su diversi riferimenti contrattuali. Dal 1 luglio 2008 infatti i servizi vengono erogati dal Consorzio trasporti integrati (formato da Trenitalia, Fer e altri operatori regionali poi confluiti nella stessa Fer). In particolare non sono ancora stati definiti e condivisi con il Consorzio – che, vincendo la gara per l’affidamento dei servizi ferroviari di competenza regionale, deve garantire su base annua un totale di 16,73 milioni di chilometri – i dati del consuntivo del secondo semestre del 2008 (e cioè il primo semestre del nuovo contratto). Analizzando l’andamento dei corrispettivi chilometrici – di quanto, cioè, prendono le aziende per ogni chilometro percorso – per il settore ferroviario (l’ultimo dato è al 2007) emerge una, seppur lieve, crescita progressiva per Trenitalia e un incremento per le ferrovie regionali (+14% solo nell’ultimo anno), determinato dall’incremento nei corrispettivi contrattuali relativi al trasporto. Per il settore autofiloviario, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2008 c’è stato un aumento del corrispettivo pari al 10%.

Gli addetti del settore

Dei 7.792 addetti al trasporto pubblico locale (dato al 2007) il 15% fa capo a Trenitalia (considerando il personale assegnato alla direzione regionale), il 10% alle ferrovie regionali e il 75% ai servizi autofiloviari (sono compresi i dipendenti delle Agenzie di bacino). Dal 2001 al 2007, il personale addetto aumenta di 614 unità, soprattutto nel settore della gomma.

Gli utenti

Più 10%. E’ la percentuale di crescita dei passeggeri trasportati tra il 2001 e il 2007, che corrisponde a circa 28 milioni di persone. Per quanto riguarda il 2008, per i servizi su gomma si può parlare di sostanziale stabilità: i 258 milioni di passeggeri trasportati (a fronte dei 260 circa del 2007) rappresentano un dato di preconsuntivo. In valore assoluto l’aumento più consistente è quello delle ferrovie regionali, che in sei anni hanno visto crescere l’utenza del 39% (solo nel 2007 del 22%); nel 2008, i passeggeri trasportati ammontano a 4,75 milioni. Per i servizi ferroviari su rete nazionale l’aumento, negli stessi sei anni, sfiora l’11%, per arrivare al circa il 14 % considerando anche il preconsuntivo 2008. I passeggeri che, in un giorno medio feriale invernale, sono saliti alle 41 stazioni campione della regione passano dai 101.507 del 2000 ai 125.732 del 2008 (+24%). Circa l’82% utilizza il trasporto locale (breve percorrenza).

Aumento dei ricavi da traffico

Il dato più importante per quanto riguarda i proventi del traffico si riferisce alle ferrovie regionali: con un incremento nel solo 2007 del 26%, il periodo compreso tra il 2001 e il 2007 indica complessivamente un +49%, considerando la graduale riattivazione della ferrovia Casalecchio-Vignola. Per Trenitalia si registra un ritorno alla crescita dei proventi (+7%) dopo il pur minimo decremento del 2006 (-1%). Il settore autofiloviario, infine, si mantiene su un trend positivo (+4% tra 2006 e 2007), con buone previsioni anche per il 2008 (dato preconsuntivo).

Autobus e filobus: le cifre

Tra autobus e filobus, il numero dei veicoli in Emilia-Romagna è di 3249 (al 31 dicembre 2008). Una cifra in lieve flessione rispetto ai due anni precedenti (3299 nel 2007, 3306 nel 2006), per effetto della “razionalizzazione” da parte delle aziende. Negli ultimi otto anni, si è puntato molto sull’introduzione di mezzi “puliti”: dal 2001 al 2008 c’è stato un incremento dei bus a metano (dal 2% al 18%) e un decremento dei bus diesel (dall’85% al 60%), in modo da contribuire alla riduzione delle emissioni di polveri sottili.

paradiso naturale nel cuore del Parco del Delta del Po
luogo suggestivo e incontaminato, caratterizzato da una notevole varietà di ambienti,
con zone di acqua dolce e di acqua salmastra che richiamano un’avifauna ricca e numerosa
e rappresentano un luogo privilegiato per la sosta e la nidificazione di volpoche, avocette, spatole e fenicotteri

da maggio a settembre 2009
SABATO, DOMENICA e FESTIVI
orari partenza escursioni:
mattino
ore 9.30 (solo su prenotazione per gruppi)
pomeriggio
ore 16.00 (prenotazione entro le 15.00) dal 9 maggio al 14 giugno e dal 1 al 30 settembre
ore 17.00 (prenotazione entro le 16.00) dal 15 giugno al 31 agosto

intero € 8,00 – ridotto € 6,00

Per prenotazioni e informazioni
tel. 346 8015015
servizioinformativo@parcodeltapo.it

24ore – AmbienteInviaStampa
L’eolico genera la quota preponderante degli investimenti, seguito dalle biomasse, dalle centrali solari fotovoltaiche e termodinamiche, dall’idroelettrico e dal geotermico
(Rinnovabili.it) – Andrea Gilardoni, Coordinatore dell’Osservatorio sull’Industria delle Rinnovabili, costituito da UniCredit MedioCredito Centrale, Accenture e Agici Finanza di Impresa con il patrocinio del Gse, ha dichiarato che tra il 2009 e il 2020 ci saranno disponibili 42 miliardi di euro da investire nel campo delle rinnovabili.
“A livello di filiera – ha spiegato Gilardoni – l’eolico genera la quota preponderante degli investimenti (43%), seguito dalle biomasse (23%), dalle centrali solari fotovoltaiche e termodinamiche (17%), dall’idroelettrico (12%) e dal geotermico (4%). I valori non tengono conto del fotovoltaico applicato agli edifici: se il loro potenziale venisse sfruttato gli investimenti raddoppierebbero”.
A livello di settore industriale, “le ricadute più rilevanti sono per l’elettrico e il meccanico con una quota rispettivamente del 28% e 27%. L’industria edile assorbirà il 18% degli investimenti, seguita da quella termotecnica (11%) e chimica (5%). Tutti i principali comparti produttivi del Paese sono coinvolti dallo sviluppo delle rinnovabili che si confermano quindi un’opportunita’ di crescita economica”, aggiunge Gilardoni.
Di questi investimenti solo una parte avrà un impatto diretto sull’economia italiana visto che per quanto riguarda le biomasse, idroelettrico e geotermico le aziende italiane sono competitive a livello internazionale anche dal punto di vista tecnologico. I maggiori deficit vengono riscontrati nell’eolico e nel fotovoltaico, per i quali saranno necessarie importazioni rispettivamente pari al 39% per l’eolico e al 44% per le centrali fotovoltaiche.

L’Europa è l’ambito principale in cui nei prossimi anni verranno affrontati problemi e verranno fatte scelte fondamentali per il futuro di tutti noi. Di particolare importanza sarà l’attività del Parlamento Europeo sulle tematiche ambientali, sia perché la scala di diverse questioni cruciali (dai cambiamenti climatici all’inquinamento a livello macroregionale, dall’innovazione tecnologica alle politiche agricole e del territorio) richiede evidentemente risposte e coordinamenti sovranazionali, sia perché la Comunità Europea può svolgere nell’ambito delle proprie competenze una funzione di tutela e garanzia per i cittadini italiani che purtroppo attualmente a livello internazionale sono rappresentati da un Governo notoriamente insensibile a queste problematiche. Basti ricordare l’opposizione esercitata dal Governo Berlusconi all’approvazione del “pacchetto clima-energia” dell’Unione Europea con gli obiettivi del “20, 20,20”. O la mozione approvata di recente dal centrodestra in Senato che nega l’esistenza dei cambiamenti climatici e la responsabilità delle attività antropiche, invitando il Governo a non prendere provvedimenti in difesa del clima che possano danneggiare l’economia.

 

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